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Tangentopoli 1992

Il sistema delle tangenti

Il sistema della corruzione politica italiana non era un segreto: tutti sapevano, pochi parlavano. I partiti di governo — DC, PSI, PSDI, PLI, PRI — finanziavano la propria macchina politica attraverso tangenti sistematiche sugli appalti pubblici.

Si stima che il giro d'affari ammontasse a 4.000 miliardi di lire l'anno (circa 3 miliardi di euro attuali). Milano era la capitale del sistema, ma il meccanismo operava in tutta Italia.

Mani Pulite

Il pool di Milano guidato da Francesco Saverio Borrelli — con i sostituti Antonio Di Pietro, Piercamillo Davigo e Gherardo Colombo — scoprì che il funzionario Mario Chiesa aveva intascato personalmente una tangente. La sua denuncia aprì un domino inarrestabile.

In due anni vennero inquisiti oltre 5.000 politici, imprenditori e funzionari pubblici. Bettino Craxi fuggì in Tunisia. Giulio Andreotti fu processato per mafia. La Fiat, la Ferruzzi, il Gruppo Ferruzzi ammisero di aver pagato.

Le elezioni del 5 aprile 1992

Le elezioni politiche del 5 aprile 1992 anticiparono il terremoto: la DC scese al 29,7% (minimo storico), il PSI al 13,6%. La Lega Nord di Umberto Bossi esplose all'8,7%, entrando per la prima volta in Parlamento come forza nazionale.

In Sicilia vinse la Rete di Leoluca Orlando, partito antimafia. Il voto di protesta era già evidente, ma i partiti della Prima Repubblica non vollero o non seppero leggere il segnale.

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La fine della Prima Repubblica

Il 1993 vide la caduta di quasi tutti i partiti storici: il PSI si sciolse, la DC si trasformò in Partito Popolare Italiano, il PCI era già diventato PDS nel 1991. Alle elezioni del marzo 1994 una forza politica creata tre mesi prima — Forza Italia di Silvio Berlusconi — vinse le elezioni.

L'Italia che usciva da Tangentopoli era diversa: il bipolarismo sostituì il consociativismo, la seconda Repubblica iniziava con nuovi attori e nuove regole. Ma molte delle strutture di potere — economiche, burocratiche, criminali — rimasero intatte.