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Il bipolarismo italiano 1994–2008

Il Mattarellum e il nuovo sistema

Tra il 1992 e il 1994 l'inchiesta Mani Pulite travolse i partiti che avevano governato per quarant'anni. DC e PSI si dissolsero, il PCI si era già trasformato in PDS. In questo vuoto, il referendum del 1993 e la legge elettorale che ne seguì — il «Mattarellum», dal nome del relatore Sergio Mattarella — introdussero un sistema in gran parte maggioritario: il 75% dei seggi assegnato in collegi uninominali a turno unico.

Il maggioritario premiava chi sapeva costruire coalizioni ampie. Il sistema politico, frammentato da decine di partiti, fu costretto a organizzarsi attorno a due poli contrapposti: centrodestra e centrosinistra. Nasceva il bipolarismo della Seconda Repubblica.

L'alternanza (1994–2001)

Il nuovo sistema produsse subito ciò che la Prima Repubblica non aveva mai conosciuto: il ricambio al governo tra schieramenti diversi. Nel 1994 la coalizione di centrodestra guidata da Silvio Berlusconi, sceso in campo con Forza Italia pochi mesi prima, vinse le elezioni. Quel governo cadde però entro l'anno.

Nel 1996 fu il centrosinistra dell'Ulivo, guidato da Romano Prodi, a conquistare la maggioranza. Nel 2001 il pendolo tornò al centrodestra della Casa delle Libertà. Tre tornate, tre esiti diversi: l'alternanza era ormai la regola, non l'eccezione.

Il bipolarismo maturo (2006–2008)

Le elezioni del 2006 furono le più combattute della Seconda Repubblica. Con il sistema proporzionale appena reintrodotto (il «Porcellum»), l'Ulivo di Prodi ottenne il 31,3% dei voti alla Camera contro il 23,7% di Forza Italia, dentro una sfida di coalizione decisa da pochi decimali. Prodi formò il governo, ma con una maggioranza fragilissima al Senato.

Nel 2008, dopo la caduta del secondo governo Prodi, il quadro si semplificò drasticamente. Nacquero due grandi partiti a vocazione maggioritaria: Il Popolo della Libertà di Berlusconi raccolse il 37,4% alla Camera, il Partito Democratico di Walter Veltroni il 33,2%. Per la prima volta due soli partiti superavano insieme il 70% dei voti: era l'apice del bipolarismo italiano.

📊 Visualizzazione dati — Camera 2008 (dati reali in DB): PdL 37,4% — PD 33,2% — Lega Nord 8,2%

L'eredità

Il bipolarismo del 2008 sembrava destinato a durare, ma fu invece il suo punto più alto e quasi finale. La crisi economica del 2011, la stagione dei governi tecnici e l'irruzione del Movimento 5 Stelle nel 2013 avrebbero frammentato di nuovo il sistema, trasformandolo da bipolare a tripolare.

Resta però l'eredità di quindici anni in cui gli elettori italiani impararono qualcosa di nuovo: che il proprio voto poteva mandare a casa un governo e portarne un altro. Un'esperienza che la Prima Repubblica, con la sua democrazia bloccata, non aveva mai concesso.